Gli alunni dell’Archimede incontrano Fiammetta Borsellino

Si è svolto il 20 maggio presso il teatro comunale di Cammarata l’incontro con Fiammetta Borsellino che ha raccontato agli studenti dell’Archimede il padre

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Si è svolto il 20 maggio presso il teatro comunale di Cammarata l’incontro con Fiammetta Borsellino che ha raccontato agli studenti dell’Archimede il padre Paolo.
La manifestazione, a cui erano presenti il comandante della stazione dei carabinieri di Cammarata Casamassima, il sindaco di Cammarata Giuseppe Mangiapane, la vice sindaca Patrizia Lo Scrudato, il comandante della polizia locale Massimo Lombino, il presidente della Comunità della Speranza Giuseppe Di Pasquale, il dirigente dell’ I.C. di San Giovanni Gemini, Giuseppe Oliveri ed una rappresentanza di alunni e docenti dell’I.C. Giovanni XXIII di Cammarata, si è aperta con i saluti della dirigente Giusi Gugliotta, la quale particolarmente emozionata ha espresso  gratitudine a Fiammetta Borsellino per la sua presenza e ha sottolineato che l’Istituto Archimede è da molti anni impegnato in prima linea sul territorio ad educare gli studenti alla legalità, anche alla luce della profonda crisi di valori che sta colpendo le nuove generazioni.
Condividiamo il bisogno di orientare i giovani verso una cultura che favorisca lo sviluppo della legalità e consolidi una nuova coscienza democratica per la formazione civile degli alunni, ha affermato la dirigente e rivolgendosi alla graditissima ospite ha detto – Sei una testimone importante e rappresenti la memoria di tuo padre che deve rimanere impressa nella coscienza dei ragazzi,  futuri cittadini di domani. Paolo Borsellino appartiene a tutti noi e a tutte le persone oneste che credono nella giustizia e nella legalità. Inoltre, ha ringraziato
Fiammetta Borsellino per il suo instancabile impegno, che gira in largo e lungo l’Italia e porta avanti la sua testimonianza nelle scuole e soprattutto per la ricerca della verità sul brutale assassinio di suo padre Paolo, perché quella strage ha inferto una ferita collettiva e tutti esigiamo la verità.
Fiammetta Borsellino da sempre impegnata nel sociale, in maniera schietta, diretta e semplice ha iniziato  raccontando
di essere la più piccola di tre fratelli che con la mamma Agnese hanno accompagnato il padre nella sua splendida avventura di magistrato e di uomo, sottolineandone le straordinarie qualità umane e professionali. Dice di avere vissuto una vita bella, caratterizzata dalla presenza costante del padre, che con  gioia, simpatia ed anche ironia ha seguito i suoi figli nella quotidianità. Poi continua affermando che la sua  famiglia è stata una grande squadra che ha appoggiato in tutto il lavoro del padre anche quando si sono  resi conto del clima di assoluta precarietà al quale erano stati preparati a convivere. Infatti, i membri della famiglia Borsellino  erano consapevoli delle anomalie e delle atrocità che stavano loro attorno ma ci convivevano, imparando a non  farsi  avvolgere dalla cappa della paura.

Così si esprime Fiammetta rivolgendosi agli studenti – La mia storia è la storia di questa terra e dell’Italia tutta.
I veri protagonisti siete voi e la lotta alla mafia non deve essere una mera opera di repressione da delegare alla magistratura o alle forze dell’ordine ma entriamo in gioco tutti, attraverso un movimento culturale che non può non coinvolgere le nuove generazioni. Voi siete il fresco profumo di libertà. –

Molto interessante e coinvolgente il dialogo instaurato tra Fiammetta e gli studenti dal quale sono emerse considerazioni dense di significato.

Infatti è stato sottolineato che la lotta alla mafia si fa con la conoscenza, con l’autonomia di pensiero, con la cultura, quindi attraverso la scuola che fa crescere i ragazzi come donne e uomini capaci di pensare con la propria testa e scegliere se stare o meno dalla parte del bene.

Gli studenti poi hanno chiesto cosa possono fare per combattere la mafia e Fiammetta ha risposto loro che è fondamentale mettere in pratica giornalmente ciò che ci hanno lasciato suo padre e tutti gli altri uomini e donne uccisi in nome della legalità, quindi fare anche piccole azioni quotidiane,  in modo che ognuno si appropri di esperienze di vita positive, in opposizione all’omertà e al silenzio. Poi ha continuato affermando che suo padre e  tutte le vittime che come lui  si sono spese per la legalità e la giustizia non sono degli eroi ma delle persone comuni, dei servitori dello Stato che hanno fatto  il loro dovere servendo tutta la colletività ma purtroppo  sono stati lasciati soli.

Con emozione  ha ricordato anche  il legame forte che univa la sua famiglia a quella di Giovanni Falcone, con cui suo padre da bambino giocava nel quartiere della Kalsa.

Molto forte anche il racconto dell’incontro con alcuni degli esecutori della strage di via D’Amelio, tra cui i fratelli Graviano. Ha voluto guardare negli occhi chi, senza mai un cenno di pentimento per quanto commesso, ha inferto grande dolore alla sua famiglia ed a tutta la collettività.

In ultimo  rivolgendosi  direttamente ai ragazzi  ha così  concluso  –  I sacrifici di mio padre hanno cambiato qualcosa e voi qui presenti ne siete la prova.

Buon cammino a tutti voi.-