Ci sono parole che attraversano i confini, altre che cambiano suono, accento e ritmo, ma che continuano a raccontare la stessa cosa: la straordinaria ricchezza dell’essere umani.
È con questo spirito che l’Istituto di Istruzione Secondaria Superiore “Archimede” di Cammarata, con le sue sedi di San Giovanni Gemini e Casteltermini, celebra la Giornata Europea delle Lingue, un appuntamento che invita a guardare alla diversità linguistica non come a una distanza, ma come a una possibilità di incontro.
La scuola, ancora una volta, diventa uno spazio nel quale lingue, culture e storie differenti possono incontrarsi. Le iniziative promosse nei diversi plessi rappresentano occasioni per avvicinarsi alle lingue straniere con curiosità, creatività e partecipazione, trasformando l’apprendimento in un’esperienza capace di andare oltre i libri e le aule.
La Dirigente scolastica, Giusi Gugliotta, esprime soddisfazione per l’iniziativa ed aggiunge: “Imparare nuove lingue non significa solo acquisire competenze per il futuro, ma educare i nostri giovani all’empatia, all’apertura e al rispetto per le altre culture.
Ogni lingua è una visione del mondo unica. Il compito della nostra scuola è sostenere questo dialogo, formando cittadini consapevoli, curiosi e capaci di abbattere ogni barriera culturale.
Che questa giornata sia un invito quotidiano all’ascolto e alla valorizzazione di ogni voce”.
Nei corridoi e nelle aule dell’Archimede, la Giornata Europea delle Lingue diventa così un piccolo viaggio ideale attraverso l’Europa e oltre, fatto di suoni, espressioni, curiosità e incontri. Un viaggio che coinvolge studenti e docenti e che restituisce alla scuola la sua vocazione più autentica: educare all’apertura, al dialogo e alla conoscenza.
Dalle diverse sedi dell’Istituto, ciascuna con le proprie peculiarità e il proprio modo di vivere la giornata, emerge un messaggio comune: le differenze linguistiche non sono muri, ma ponti.
E forse è proprio questo il significato più profondo di una giornata dedicata alle lingue: ricordarci che ogni volta che impariamo una parola nuova, impariamo anche un modo diverso di guardare il mondo.
L’Europa, allora, non è soltanto una dimensione geografica. È anche un intreccio di voci.
E la scuola può essere il luogo in cui queste voci imparano ad ascoltarsi.








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