“Orme d’Ombra” fa tappa a Cammarata: gli studenti dell’Archimede incontrano Rosalba Castelli

Un auditorium gremito, il silenzio dei giovani e tanti nomi da non dimenticare.

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Docente , funzione strumentale e referente

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Un auditorium gremito, il silenzio dei giovani e tanti nomi da non dimenticare. È stata una mattinata intensa quella vissuta oggi al Teatro Comunale di Cammarata, dove le studentesse e gli studenti delle classi terze, quarte e quinte dell’Istituto “Archimede” hanno incontrato Rosalba Castelli, viandante artivista e ideatrice del progetto “Orme d’Ombra”, in viaggio attraverso la Sicilia per portare nelle scuole una testimonianza di memoria e sensibilizzazione sul tema della violenza di genere e del femminicidio.

Un appuntamento voluto dalla Dirigente Giusi Gugliotta e che ha assunto fin dalle prime battute il carattere di un momento di riflessione collettiva, grazie a un linguaggio capace di intrecciare vita, memoria e impegno civile.

Ad accompagnare gli studenti in questo percorso, insieme alla prof.ssa Nazarena La Rocca, referente dell’Istituto per la violenza sulle donne e la parità di genere, e ai docenti dell’Archimede, erano presenti anche rappresentanti delle istituzioni comunali.

Attraverso il progetto “Orme d’Ombra”, Rosalba Castelli ha ripercorso le storie e le vite spezzate di numerose donne vittime di violenza, restituendo a ciascun nome una dimensione umana che va oltre le statistiche e i numeri.

Attraverso la narrazione e la forza simbolica del progetto, Rosalba Castelli ha condotto ragazze e ragazzi dentro le storie di tante donne le cui vite sono state spezzate dalla violenza, spesso maturata all’interno di relazioni affettive e familiari. Storie diverse, ma accomunate da una drammatica realtà che interroga profondamente la coscienza individuale e collettiva.

La riflessione, tuttavia, non si è fermata alle vittime di femminicidio. Il racconto ha dato spazio anche agli uomini che hanno perso la vita nel tentativo di difendere le proprie madri, mostrando come la violenza possa coinvolgere e travolgere intere famiglie e comunità.

Particolarmente significativo e commovente è stato il momento in cui i nastri con i nomi delle vittime, ricamati e simbolicamente affidati di mano in mano, sono passati tra gli studenti e le studentesse.

Un gesto semplice, ma di straordinaria intensità: ogni nome ha rappresentato una vita, una storia, una persona, e il silenzio che ha accompagnato quel passaggio è diventato una forma collettiva di memoria e rispetto.

In quel momento l’Auditorium è apparso come uno spazio sospeso, nel quale la memoria delle vittime ha incontrato lo sguardo e la sensibilità delle nuove generazioni. Un silenzio non vuoto, ma carico di significato.

Tra i nomi ricordati c’era anche quello di Rosalia “Lia” Pipitone, giovane palermitana uccisa il 23 settembre 1983, a soli 25 anni. La sua vicenda, segnata dalla violenza e dalla cultura mafiosa, è divenuta nel tempo una delle storie simbolo della lotta contro la violenza sulle donne e contro una cultura che pretende di negare alle donne libertà e autodeterminazione.

A conclusione dell’iniziativa, Rosalba Castelli ha voluto lasciare un segno concreto del suo passaggio alla comunità di Cammarata, consegnando il nastro recante il nome di Lia Pipitone. Il nastro è stato successivamente affisso all’ingresso del Teatro affinché quel nome possa continuare a essere visibile e ricordato.

Il gesto assume così un forte valore simbolico: la memoria esce dal momento dell’incontro per diventare patrimonio della comunità.

La partecipazione delle classi terze, quarte e quinte dell’Istituto “Archimede” ha rappresentato, dunque, non soltanto un momento di ascolto, ma un’autentica esperienza educativa e umana.

Parlare di violenza di genere significa infatti interrogarsi sulle relazioni, sul rispetto, sulla responsabilità e sulla necessità di costruire una società nella quale nessuna forma di violenza possa essere considerata normale o accettabile.

Il progetto “Orme d’Ombra”lascia così a Cammarata non soltanto un ricordo, ma un invito alla consapevolezza: custodire i nomi e le storie delle vittime significa non permettere che vengano dimenticate e, soprattutto, educare le nuove generazioni a riconoscere il valore irrinunciabile della dignità, della libertà e del rispetto di ogni persona.

Perché la memoria non è soltanto ricordare ciò che è accaduto. È anche scegliere, ogni giorno, quale società vogliamo costruire.